a cura di Maurizio Agostino le foto sono dal profilo social Coordinamento Agroecologia Sicilia
È in corso, ad Agrigento il primo Congresso internazionale di Agroecologia del Mediterraneo promosso dal Coordinamento Agroecologia Sicilia, in collaborazione con l’AIDA (Associazione Italiana di Agroecologia) e l’AIAF (Associazione Italiana Agro Forestazione).
Il congresso come luogo di dialogo, scambio di esperienze pratiche e scientifiche sta consentendo il matching tra il Congresso di Agroecologia del Mediterraneo e l’Agroecology Europe Forum che si terrà a Malmö dal 2 al 4 ottobre 2025.
Di seguito, riportiamo il documento di Maurizio Agostino, presidente di Associazione Biologica Calabria (ABC) e di Rete Humus.
Le aree agricole mediterranee si sa sono un grande patrimonio di territori altamente variegati, caratterizzati da alti tassi di biodiversità, economia locale, grandi tradizioni culturali ed enogastronomiche. Un paesaggio rurale, nel senso più ampio del termine, che esprime grandi produzioni e anche potenzialità ancora inespresse.
Sono le aree mediterranee che negli ultimi trent’anni hanno segnato il maggiore sviluppo dell’agricoltura biologica nel continente europeo. Si pensi ad esempio al fatto che nel sud Italia e nelle Isole sono coltivati a biologico oltre 1,4 milioni di ettari di colture, sui 2,4 milioni di ettari dell’intero paese.
Accanto alle produzioni biologiche coesistono però anche pratiche agricole intensive, caratterizzate ancora da un ingente uso di presidi chimici di sintesi, materiali genetici esigenti e uso ingente di mezzi meccanici. È l’agricoltura “industriale”. Così come all’opposto vi sono aree agricole in abbandono e degrado, che contribuiscono notevolmente al degrado e al dissesto ambientale.
Agricoltura Mediterranea e i cambiamenti climatici in corso

Nelle aree agricole mediterranee emergono sempre più estese e crescenti fragilità, soprattutto per i recenti cambiamenti climatici e ambientali, che mettono a dura prova i sistemi agricoli con fenomeni sempre più estremi, di temperature roventi, siccità e anche inondazioni. Per non trascurare le emergenze sociali dovute a fenomeni di sfruttamento che caratterizzano territori ad alta intensità produttiva. Sono fenomeni che comportano rischi di tenuta dei territori e delle produzioni agricole, cioè degli equilibri ambientali e sociali di intere aree.
In questo contesto non basta più una strategia finalizzata alla sola sostituzione o alla riduzione dei mezzi chimici di sintesi e di pratiche colturali a elevato impatto ambientale. Serve molto di più!
L’agroecologia propone una complessiva trasformazione per la resilienza della pratica agricola e l’inclusione sociale. Si basa su un principale importante assunto, rendere gli agrosistemi più vicini e simili agli ecosistemi naturali, che prenderebbero naturalmente il posto dei coltivi. Agroecosistemi impostati sulla sinergia e la cooperazione fra le diverse componenti vitali (uomo produttore compreso), in adattamento alle condizioni ambientali date. Sistemi agricoli basati sul ciclo chiuso della materia organica (economia circolare agroalimentare), sulla tutela della biodiversità naturale e agricola, per l’attivazione di veri e propri servizi ecologici alle colture e sulla sostituzione delle energie fossili, con l’energia biochimica ricondotta a piante, microrganismi e all’humus del suolo. Così come l’uso di fonti energetiche rinnovabili.
Dal punto di vista sociale questo presuppone anche l’attivazione di percorsi di giustizia sociale e di partecipazione di tutti i soggetti protagonisti: ricercatori, agricoltori, artigiani, figure tecniche, lavoratori, comunità locali e Cittadini.
Le innovazioni scientifiche che si rendono necessarie alla transizione agro-ecologica
Perseguire obiettivi di rigenerazione agro-ecologica dei territori non richiede affatto un salto verso il passato, al contrario comporta innovazione metodologica, scientifica e tecnologica, in grado di valutare gli agroecosistemi e di proporre soluzioni adeguate alle esigenze dei vari contesti ambientali e produttivi.
Nei punti successivi si riassumono i principali argomenti che si ritiene debbano essere approfonditi e sviluppati per un avanzamento tecnologico delle pratiche agro-ecologiche mediterranee.
- In primo luogo si rende necessario un approccio multidisciplinare avanzato, che riconosca il ruolo, l’esperienza e le capacità di ognuno dei soggetti protagonisti della vicenda agricola, cioè agricoltori, ricercatori, figure tecniche di supporto, operatori di mercato, rappresentanti dei lavoratori agricoli, esponenti delle comunità locali…
- La transizione agro-ecologica richiede la concreta messa in pratica di metodi di valutazione agro-sistemica, preliminare ad ogni progettazione e pratica di riadattamento dei sistemi produttivi agricoli. In questo ambito sono necessarie linee guida e sistemi di rilevazione e analisi in grado di essere utilizzati in autovalutazione dagli agricoltori, magari con il supporto di figure tecniche di supporto. Sistemi di autovalutazione di dati, informazioni e parametri caratterizzanti, in grado di evidenziare le caratteristiche degli ecosistemi agricoli governati e rendere tangibili i loro punti fi forza e le criticità da affrontare per il loro riequilibrio e il perseguimento di una produzione sostenibile.
- La rigenerazione della fertilità organica dei suoli è il primo passo verso la transizione agro-ecologica. L’obiettivo da non mancare è sicuramente la messa a punto di strategie finalizzate a realizzare il ciclo chiuso della materia organica nelle aziende agricole e nei territori rurali. Sono in tal senso necessarie attività di ricerca, sperimentazione e dimostrazione che possano costituire valido punto di riferimento verso pratiche di autoproduzione di mezzi per la tutela della fertilità del suolo e della biostimolazione e bionutrizione delle colture. Pratiche contestuali al perseguimento della produzione agricola e zootecnica.
- La pratica agro-ecologica non può prescindere da una strategia di incremento della biodiversità dei sistemi agro-zootecnici. Ciò significa biodiversità delle colture (rotazioni, consociazioni, coltivazioni promiscue…) e sinergia fra queste e le strutture ecologiche necessarie ai fini degli equilibri ambientali e produttivi (agro-forestazione, pratiche sinergiche, …). Su questi argomenti la ricerca scientifica e la sperimentazione sono chiamate a studiare le sinergie ecologiche fra essenze autoctone spontanee e le colture, proprie delle aree mediterranee. L’obiettivo da perseguire è lo studio e la messa a punto di sistemi agro-ecologici in grado di rendere massime le biodiversità funzionali, cioè le interazioni utili (e necessarie) fra esseri viventi selvatici, colture e allevamenti.
Per fare un esempio, è semplice indicare la pratica agroforestale. E’ però necessario andare a comprendere, nei vari contesti produttivi, quali specie vegetali spontanee e autoctone possono essere associate alle coltivazioni mediterranee e con quale strutturazione, così che possano costituire davvero fattore di cura del paesaggio, stabilità e resilienza dei sistemi di coltivazione e allevamento.
Una riflessione importante merita sicuramente anche il tema del recupero del germoplasma agricolo e del miglioramento genetico di colture e razze allevate. Recupero, mantenimento e miglioramento sono pratiche necessarie, che devono coesistere, negli ambiti della ricerca e della produzione, con una interazione continua fra ricercatori e produttori. Questo comporta sicuramente di approfondire le metodologie e i sistemi del miglioramento genetico evolutivo e partecipato, anche come base di un equilibrato e coerente miglioramento genetico.
L’agroecologia presuppone la massima diversità di colture e animali allevati e non può che escludere pratiche di ingegneria genetica che manomettono le naturali dinamiche dell’evoluzioni di specie, varietà e razze. Si rende necessario quindi lo studio genetico e fenotipico, per un migliore adattamento delle colture e degli animali appropriati a sistemi agro-ecologici complessi e diversificati. L’esclusione tuttavia non comporta il rifiuto dell’innovazione tecnologica della genetica agraria in agroecologia. Si esprime pertanto apertura al confronto su biotecnologie quali la selezione assistita da marcatori (Marker Assisted Selection, MAS) e altre tecnologie innovative idonee alla pratica agro-ecologica.
- La resilienza degli agroecosistemi presuppone l’attiva partecipazione di ogni attore sociale, interessato alla produzione agricola e alimentare. In primo luogo le maestranze agricole e le comunità locali dei contesti territoriali agricoli.
Il riequilibrio degli agroecosistemi avviene se si accresce la consapevolezza, la capacità cognitiva, la partecipazione e la proattività di ogni figura professionale e sociale interessata. Servono studi e ricerche che possano indicare linee guida per l’implementazione di buone pratiche sociali, finalizzate a rendere massima la condivisione delle innovazioni, in un clima di inclusione e giustizia sociale.








