Lavoro dignitoso, equità e partecipazione per la trasformazione agroecologica delle aree rurali

A cura di Alessandra Corrado

Contribuire alla costruzione di una transizione ecologica “giusta” per le comunità locali, per cui i diritti e il lavoro siano sostenuti permettendo la piena partecipazione alla vita sociale, economica e culturale nei territori, vuol dire dare la giusta importanza alla conoscenza del potenziale trasformativo delle esperienze agroalimentari più innovative e promettenti.

Quali benefici sociali e umani si possono associare alla trasformazione ecologica dei sistemi agroalimentari? Come valutare le implicazioni e l’impatto complessivo delle forme di agricoltura definite come etiche o orientate alla sostenibilità? Il tema del lavoro nei sistemi agroalimentari è stato oggetto di un crescente interesse negli ultimi quindici anni soprattutto in relazione alle dinamiche di razzializzazione e di sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici migranti. Tuttavia, la prospettiva della trasformazione agroecologica induce ad adottare una prospettiva sistemica e territoriale ponendoci almeno tre interrogativi.

Innanzitutto, come e perché analizzare le dinamiche e le caratteristiche del lavoro in una prospettiva agroecologica? L’agricoltura vive processi di invecchiamento e abbandono legati a dinamiche di emigrazione, spopolamento e scarsa attrattività del settore, soprattutto nelle aree interne e periferiche. D’altra parte le forme di agricoltura multifunzionale possono offrire nuove e diversificate opportunità di impiego, oltre che contribuire allo sviluppo rurale, attraverso la gestione dei territori e la risposta ai bisogni della popolazione, in termini alimentari ma anche di benessere sociale (es. educazione e formazione, tempo libero, cura, riabilitazione e reinserimento sociale). Sono pertanto richieste competenze nuove e un’intensificazione del lavoro, in termini quantitativi e qualitativi.

Come considerare il ruolo delle migrazioni nella transizione agroecologica? L’arrivo e l’insediamento di nuovi abitanti può rispondere alla domanda di lavoro e supportare la trasformazione agroecologica oltre che controbilanciare le dinamiche di contrazione e invecchiamento della popolazione, così frenando la disattivazione dei servizi di base e il declino delle aree rurali. L’accoglienza e la presenza di nuovi abitanti possono innescare dinamiche di innovazione sociale, attraverso il recupero e l’utilizzo di beni materiali e immateriali locali, il coinvolgimento di attori locali e la risposta a bisogni collettivi, salvaguardando e rivitalizzando il territorio.

Come interrogare il ruolo delle esperienze di agricoltura etica e solidale nella trasformazione del territorio? Modelli di agricoltura alternativi al sistema convenzionale e industriale e forme di responsabilità sociale, avvalendosi della domanda di consumatori critici, contribuiscono a promuovere il rispetto dei diritti, il superamento di pratiche di sfruttamento e di forme di emarginazione sociale e ghettizzazione spaziale sofferte dai lavoratori migranti, sostenendo allo stesso tempo il reddito dei produttori.

Tuttavia, quali sono le possibilità reali di partecipazione, emancipazione e autonomia per i lavoratori, anche stranieri? Queste esperienze possono rispondere ad altre criticità del sistema agroalimentare ed ecologico (ad esempio spreco, insicurezza alimentare, patologie alimentari, insostenibilità alimentare, impoverimento, distruzione del paesaggio, riduzione della biodiversità, specializzazione, dipendenza, vulnerabilità alla crisi climatica) e ai bisogni della popolazione a livello locale?

Rispondere a queste domande può essere un esercizio pratico, particolarmente significativo nel contesto regionale calabrese o ad esempio in quello dell’area metropolitana di Reggio Calabria, dove – nel quadro del progetto “Campagna aperte: laboratorio di pratiche territoriali per promuovere dignità di vita e di lavoro”, finanziato da Fondazione con il sud – una ricerca condotta dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria adotta la prospettiva dell’agroecologia, a supporto di processi trasformativi orientati alla giustizia sociale ed ecologica.

Alessandra Corrado

Alessandra Corrado è Professore Associato in Sociologia dell'Ambiente e del Territorio Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali Centro Studi per lo Sviluppo Rurale Università della Calabria

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